IT
La mia pratica artistica attraversa corpo, parola e materia come spazi di trasformazione.
Partendo dall’esperienza biografica, genero dispositivi visivi e rituali che danno nuova forma a ciò che è stato rimosso, abbandonato o dimenticato.
L’opera diventa un archivio vivo: un passaggio tra ferita e possibilità, tra memoria e nuova lettura del reale.
Partendo dall’esperienza biografica, genero dispositivi visivi e rituali che danno nuova forma a ciò che è stato rimosso, abbandonato o dimenticato.
L’opera diventa un archivio vivo: un passaggio tra ferita e possibilità, tra memoria e nuova lettura del reale.
EN
My artistic practice moves through body, word, and matter as spaces of transformation.
Starting from biographical experience, I create visual and ritual devices that give new form to what has been removed, abandoned, or forgotten.
The work becomes a living archive: a passage between wound and possibility, between memory and new readings of reality.
Starting from biographical experience, I create visual and ritual devices that give new form to what has been removed, abandoned, or forgotten.
The work becomes a living archive: a passage between wound and possibility, between memory and new readings of reality.
IT
ERESIA SACRA
La mia pratica si fonda sul punto di intersezione tra la necessità di un approccio rituale (il Sacro) e lo smantellamento dei dogmi consolidati (l’Eresia).
Al centro del mio lavoro c’è la trasformazione: attraversare ciò che ferisce, dare nuova forma a ciò che è stato rimosso, generare nuove letture del reale.
Non scelgo un medium, ma la tecnica necessaria a manifestare ciò che non può essere contenuto. Parola, immagine, corpo e assenza convergono in una ricerca che è, prima di tutto, un atto di rivelazione e trasmutazione.
Al centro del mio lavoro c’è la trasformazione: attraversare ciò che ferisce, dare nuova forma a ciò che è stato rimosso, generare nuove letture del reale.
Non scelgo un medium, ma la tecnica necessaria a manifestare ciò che non può essere contenuto. Parola, immagine, corpo e assenza convergono in una ricerca che è, prima di tutto, un atto di rivelazione e trasmutazione.
L’Inconscio
È il terreno di scavo. Trasformo l’esperienza biografica in spazio archetipico, portando alla luce il rimosso non per risolverlo, ma per renderlo abitabile.
È il terreno di scavo. Trasformo l’esperienza biografica in spazio archetipico, portando alla luce il rimosso non per risolverlo, ma per renderlo abitabile.
Il Sacro
Una dimensione esistenziale, non religiosa. L’opera è un rito laico che trasforma trauma e memoria in reliquia contemporanea. Il corpo è l’altare: luogo della ferita e della venerazione.
Una dimensione esistenziale, non religiosa. L’opera è un rito laico che trasforma trauma e memoria in reliquia contemporanea. Il corpo è l’altare: luogo della ferita e della venerazione.
L’Eresia
L’atto politico della mia pratica. Una ribellione contro la narrazione del dolore come passività. Non racconto il dolore: lo espongo, lo attraverso e lo libero, rendendolo irriducibile.
L’atto politico della mia pratica. Una ribellione contro la narrazione del dolore come passività. Non racconto il dolore: lo espongo, lo attraverso e lo libero, rendendolo irriducibile.
La Parola
Una pelle interna. La poesia attraversa il lavoro come materia viscerale che rompe il silenzio, agendo in attrito con l’immagine e generando nuove possibilità di senso.
Una pelle interna. La poesia attraversa il lavoro come materia viscerale che rompe il silenzio, agendo in attrito con l’immagine e generando nuove possibilità di senso.
Intendo l’arte come uno smontaggio critico del contenitore — sia esso il corpo, il reperto clinico o l’icona storica. Ogni scelta materica è un’evocazione archetipica; ogni opera è un dispositivo che non chiede identificazione, ma presenza.
Mi inserisco in una genealogia femminile che trasforma la vulnerabilità in uno spazio vitale: un cammino di reintegrazione che non impone significati, ma li rende possibili.
Ogni lavoro è un passaggio: ciò che era scarto, abbandono o silenzio diventa forma, rito e possibilità.
Ogni lavoro è un passaggio: ciò che era scarto, abbandono o silenzio diventa forma, rito e possibilità.
EN
SACRED HERESY
My practice stands at the intersection between the need for a ritual approach (the Sacred) and the dismantling of established dogmas (Heresy).
At the core of my work lies transformation: crossing through what wounds, giving new form to what has been removed, and generating new readings of reality.
I do not choose a medium; I choose the necessary technique to manifest what cannot be contained. Word, image, body, and absence converge into a research that is, first of all, an act of revelation and transmutation.
At the core of my work lies transformation: crossing through what wounds, giving new form to what has been removed, and generating new readings of reality.
I do not choose a medium; I choose the necessary technique to manifest what cannot be contained. Word, image, body, and absence converge into a research that is, first of all, an act of revelation and transmutation.
The Unconscious
It is the ground of excavation. I transform biographical experience into archetypal space, bringing the repressed to the surface not to resolve it, but to make it inhabitable.
It is the ground of excavation. I transform biographical experience into archetypal space, bringing the repressed to the surface not to resolve it, but to make it inhabitable.
The Sacred
An existential dimension rather than a religious one. The work becomes a secular ritual that transforms trauma and memory into a contemporary relic. The body is the altar: a site of wound and reverence.
An existential dimension rather than a religious one. The work becomes a secular ritual that transforms trauma and memory into a contemporary relic. The body is the altar: a site of wound and reverence.
Heresy
The political act within my practice. A rebellion against the narrative of pain as passivity. I do not narrate pain; I expose it, cross through it, and release it, making it irreducible.
The political act within my practice. A rebellion against the narrative of pain as passivity. I do not narrate pain; I expose it, cross through it, and release it, making it irreducible.
The Word
An inner skin. Poetry runs through the work as visceral matter that breaks silence, acting in friction with the image and generating new meanings.
An inner skin. Poetry runs through the work as visceral matter that breaks silence, acting in friction with the image and generating new meanings.
I conceive art as a critical dismantling of the container — whether body, clinical document, or historical icon. Every material choice is an archetypal evocation; every work is a device that asks not for identification, but for presence.
I situate my practice within a feminine genealogy that transforms vulnerability into a vital space: a path of reintegration that does not impose meaning, but makes meaning possible.
Each work is a passage: what once was discard, abandonment, or silence becomes form, ritual, and possibility.
Each work is a passage: what once was discard, abandonment, or silence becomes form, ritual, and possibility.